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Maremma amara e focosa. Maremma del Fattori e del Fucini. Natura selvaggia e cielo terso. Giallo delle ginestre, rosso delle tegole e l’ocra del tufo. Poi, i cupi colori delle boscaglie fino al bianco spumeggiare del mare. Suono di campane dei borghi antichi, frusciare del vento tra i canneti e muggiti di mandrie brade.
Libertà e avventura. La vita romanzata dei Butteri, mandriani di grana dura. Uomini che avevano il compito di domar puledri selvatici della Toscana. Marchiare e portare al pascolo centinaia di vacche bianche, tra i giunchi delle paludi salmastre.
Settimane di lavoro segnato da vento e pioggia. Bivacchi intorno al fuoco, appoggiati alla bardella o basto, le selle. E di fianco, le “catane”, tascapane con dentro l’olio, il pane, il sale, e quant’altro utile a cucinar l’acquacotta. La “quintessenza del niente”.
Mentre le bestie brucavano nel lento ruminare, i Butteri cercavan erbe per bollirle e unirle alla pancetta o lardo, cipolla e altri odori di stagione. Un cipollotto o un capo d’aglio. C’era sempre un “pignattino” per raccogliere l’acqua dai ruscelli. Giorni vissuti in Maremma, nelle lunghe distese delle Paludi della Trappola, a nord dell’Ombrone.
Antica terra dei Butteri, degli armenti, delle paludi e della malaria. Di una leggenda entrata nella storia scandita da galoppi, nitriti, muggiti e canti antichi. Fatica, forza e coraggio degli uomini di Maremma, per secoli in lotta contro una natura ribelle e difficile da domare.

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La parola "buttero" deriva dal greco "botér" che significa "mandriano".
Quando la Maremma era ancora divisa tra i latifondisti, il compito del buttero era quella di domare il bestiame che viveva in libertà in campagna.
Gli animali da domare erano la robusta vacca maremmana dalle lunghe corne a forma di lira, ed il forte cavallo maremmano; ambedue gli animali razze ideali per sopravvivere nelle paludi.
Il buttero è sempre stato una figura insostituibile nelle aziende dove pascolavano vacche e cavalli allo stato brado. Oggi appartiene all'immaginario collettivo della Maremma, é il simbolo di questa terra antica, custode dei millenari segreti del suo mestiere. Essere buttero è soprattutto una filosofia di vita: si lavora nella natura a contatto diretto con gli animali, molte ore in sella, con ogni condizione atmosferica.
C’è una famosa leggenda sul buttero maremmano, essa narra che nel 1890 Buffalo Bill si trovò con i suoi cow-boys in tournée in Italia. Vedendolo in un show, il Conte Caetani di Sermoneta ebbe l’idea di una gara tra i cow-boys americani e maremmani, ove i butteri maremmani dovettero domare i cavalli dei cow-boys americani e viceversa. Chi vinceva avrebbe ricevuto un premio di mille lire che corrispondono oggi a circa cinquemila euro, più l’incasso.
Dato che non si era pensato a stabilire termini di gara, alla fine non ci furono vincitori. Buffalo Bill scappò con tutti i soldi, dicendo addirittura di essere stato truffato. Ed è proprio da quel giorno che i butteri maremmani hanno fama di essere i migliori nella doma dei cavalli selvaggi.
Di questa figura mitica del buttero è oggi cresciuto molto interesse per cui in tutti i centri della Maremma laziale sono sorte associazioni che hanno lo scopo di valorizzare e promuovere tutto ciò che gira intorno al mondo del cavallo. Queste associazioni, danno vita ad un vero e proprio campionato dei butteri che si articola in gare di abilità che sono le gimcane e la MERCA a terra dove il vitello preso con la LACCIARA viene poi immobilitato senza alcuna violenza sull’animale, ed eseguono una "merca simulata". L’idea base di questa iniziativa è quella di far esibire i butteri e divertire il pubblico con quello che ieri e ancora oggi è stato ed è un duro lavoro, facendolo diventare spettacolo.

LA VITA DEL BUTTERO Dal levar del sole fino al tramonto in sella, dietro le mandrie di buoi al pascolo, lungo i sentieri tracciati negli anni dal passaggio delle transumanze. Questa l’esistenza condotta fino a qualche anno fa dai numerosi butteri che popolavano le campagne allumierasche. Vestiti del tipico abbigliamento, muniti dei caratteristici attrezzi del mestiere, l’inseparabile catana a tracolla o appesa alla bardatura del cavallo, i mandriani percorrevano instancabilmente i monti e le valli attorno al paese, mentre sulla loro figura si addensavano aure di leggenda e di mito, ma anche nuvole di storie e racconti scherzosi e parodistici. Vero è comunque che la vita dell’allevatore e del suo cavallo non era delle più facili e richiedeva anzi sforzi e fatica. Le corse dietro ai vitelli in fuga, i lanci delle "Lacciare", le operazioni della merca e dello sbrancamento ... oggi sono per lo più degli esercizi di destrezza che appassionano il pubblico del torneo. Nel passato, però, erano attività dure, condotte nel quotidiano svolgersi del lavoro. Nella splendida cornice naturale dei Monti della Tolfa, i butteri cavalcavano senza sosta, d’inverno e d’estate, sfidando il rigore della stagione fredda e il sole cocente. Nei rari momenti di pausa i cavalli potevano trarre ristoro dalle acque fresche dei fontanili dislocati lungo i percorsi abituali, poi di nuovo al galoppo, fino a sera quando lontano da casa il cowboy riposava nella tipica capanna, LA CAPANNA DEI BUTTERI, costruita con rami e foglie. Cappelli, stivali, giacche, borse, gilet... numerosi e vari sono i capi d’abbigliamento legati al mondo dei butteri. Attorno ad essi negli anni è nata una fiorente e ricca attività artigianale, che sfrutta le potenzialità del cuoio per realizzare abiti ed accessori caratteristici e resistenti.

il Cavallo Maremmano

Il Maremmano è il cavallo autoctono della Maremma, vasta area che si estende in prossimità del litorale tirrenico tra la Toscana meridionale e il Lazio settentrionale.
La sua origine potrebbe risalire a quando i Celti superarono le Alpi e i loro cavalli germani incontrarono popolazioni equine di sangue orientale e africano che vivevano già sul territorio italiano: incrociandosi, questi cavalli avrebbero prodotto il Maremmano. Quasi duemila anni dopo, in epoca rinascimentale, Lorenzo de' Medici introdusse in Toscana l'incrocio con l'arabo e la razza si divise in due tipologie: quella toscana e quella laziale che era rimasta più simile al tipo iniziale. Nei secoli l'allevamento allo stato brado ha prodotto un cavallo che non ha solo un carattere fiero, energico e generoso, ma è anche molto resistente dal punto di vista fisico. La razza viene utilizzata ancora oggi per rincorrere e marchiare il bestiame, come fanno i butteri. Eppure, senza rinnegare le sue origini rustiche, ultimamente il maremmano viene impiegato con buoni risultati anche nelle discipline sportive, dove compete alla pari con gli altri cavalli italiani.